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7월 3일 Ho rivisto un re...Ho visto un re, è stato per un attimo, ma pensavo fosse un delinquente comune, di quelli che trafficano con la prostituzione, gioco d’azzardo e strozzinaggio, vedere un tizio in stola rossa, collo di ermellino, scettro e corona in testa, sbarcare il lunario come il più banale dei faccendieri, come un Francesco Pazienza qualsiasi, prendere mazzette e tangenti come un Mario Chiesa, sparlare dei sardi come un leghista qualunque parlerebbe dei meridionali, ululare alle donne come un muratore di bergamo di sotto, salutare al telefono col motto "viva la fregna", si avete letto bene non ho scritto “viva il re!”, essere intercettato alla stregua di un furbetto di zona o di un dirigente di una squadra di calcio,esprimere giudizi politici alla stregua di un fruttivendolo qualunquista, è stata una visione da incubo, no mi correggo, è stato proprio un incubo!Ma poi ho aperto gli occhi, e come mai accade, l’incubo si è trasformato in realtà, il principe, del quale il nonno fuggì con le braghe in mano nel momento più nefando della storia di questo nostro bistrattato paese, ha realmente partecipato come attore protagonista in quest’altra tanto grottesca quanto irritante farsa italiana. Ricordo le polemiche le battaglie di coloro, nostalgici e no della monarchia, che a gran voce ritenevano che cancellare i ricordi malsani della famiglia reale in Italia e revocare l’esilio per gli eredi della stessa, permettere ai “principi” di rientrare liberamente, e non in maniera clandestina come certamente sarà avvenuto chissà quante volte, nel loro paese che “tanto amano”, fosse stato un atto di cristiana umanità.Ricordo anche le trasmissioni televisive che ospitavano il “principino” di bella speranza - protagonista di un gossip nostrano sempre più becero sempre più scadente - quasi a cercare di far muovere a compassione il popolo “sovrano” a ripensare e rivedere le proprie posizioni in riguardo alla famiglia reale. Ricordo gli appelli degli eredi reali, ricordo le foto scattate con il passaporto italiano in mano sventolato a guisa di bandiera, di trofeo ottenuto con sacrificio impegno e passione, ricordo le lacrime del principino a testimoniare la sua disperazione per la “negata” libertà di poter visitare le città d’arte italiane e ricordo anche il mio sdegno, ricordo anche le mie teorie sul loro rientro: restituzione di tutti i beni trafugati all’atto della fuga, interdizione alla vita politica del paese ormai “repubblicano da decenni”, perdita totale di tutte le nomine di carica aristocratica(re, principe, principessa, conte, barone, e quantaltro), rientro a piedi, attraverso la dogana con valigie in mano e controllo dei documenti di identità e per finire, camicie a maniche corte…si per alleviargli almeno la fatica del “rimboccarsi le maniche” perché per quanto mi riguardava il rientro dei Savoia era legato direttamente a quello che si sarebbero messi a fare e a produrre per questo paese da loro “tanto amato”.Ricordo le discussioni e i “ma che ti frega se rientrano i Savoia”, ricordo anche le parole di un anziano che mi disse: “non tanto per lo giovane, quanto per lo grande…che è uno bastardo”, e ricordo anche, cosa che in molti hanno voluto dimenticare, che il “Principe di Savoia” è un assassino.Chiaramente le mie posizioni a riguardo non cambiarono il corso della storia, con decreto legge votato dalla maggioranza del parlamento venne concesso il rientro alla famiglia reale, faccenda della quale ho delle immagini stampate in testa, la festa e la soddisfazione dei monarchici incalliti, delle famiglie blasonate della nostra italietta ancora legata a queste caratterizzazioni medioevali, e il gaudio di una classe politica nel ritenersi “cosciente del fatto che il passato è passato, guardiamo al futuro” cosa che io vedrei più consono tradotto in : chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato scordiamoci il passato siamo di Napoli paesà! (tradotto in napoletano renderebbe meglio la mia vena polemica).Ma forse non tutto il male è venuto per nuocere, forse il fato ha passato delicatamente la sua mano su questa storia, e forse è vero che Santa Giovanna non ammicca e non inganna, perché a pochi mesi dal reintegro della famiglia reale nella società un magistrato di “strada” ha concretamente reso l’idea di come potesse essere l’immagine del re: un re nudo!
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In molti, forse, non ricorderanno di certo di mamma Ebe, una delle donne più brutte che la natura possa avere inventato, e se la cattiveria può, in un certo senso, essere direttamente proporzionale all’estetica personale, con la nostra Mamma Ebe ne abbiamo una inconfutabile riprova.
Il richiamo alla memoria è dovuto perché i primi misfatti della protagonista risalgono a circa venti anni fa, a sottolineare che Mamma Ebe, al secolo Ebe Giorgini, è una vecchia conoscenza della giustizia, infatti fu nella metà degli anni ottanta che Mamma Ebe venne arrestata per tutta una serie di reati: associazione per delinquere, truffa, sequestro di persona, falsità ideologica e materiale, abbandono dei malati, esercizio abusivo della professione medica.
Questa Ebe si dichiarava guaritrice nonchè santona e liberamente aveva fondato una specie di setta: la "Pia Unione di Gesù misericordioso", che vantava, udite udite, una quindicina di Istituti medico-religiosi in mezza Italia, aiutata da tantissimi fedeli suoi seguaci. Praticamente un' impresa con fatturati da incubo. Un vero e proprio impero finanziario di svariati miliardi di lire dell’epoca.
Quando per una denuncia scattano le manette, vengono sequestrati immobili e gioielli di ogni tipo, un panfilo, macchine di grossa cilindrata. La storia all'epoca divise l'Italietta tanto che il regista Lizzani ne fece un film.
Il processo si svolse e la tipa venne condannata a 10 anni di carcere, ridotti a 6 in appello con la concessione degli arresti domiciliari. In parole povere nel 1985 la Giorgini era praticamente libera.
Nel 1987 altra condanna a 8 mesi per associazione a delinquere. Nel 1988 altra condanna, altro arresto per somministrazione illecita di farmaci e stupefacenti. Difatti nonostante tutte le condanne avute, la tipa Ebe non aveva mai smesso di fare quello che più desiderava, reiterando in continuazione i reati per i quali aveva gia collezionato circa 10 anni di carcere, ma essendogli stati concessi gli arresti domiciliari non doveva far altro che aprire la porta ai suoi clienti.
Nel 2004 fu nuovamente arresta, stessi reati e insieme a lei altre 21 persone, tra cui un medico già condannato ai tempi di cui sopra, una vera e propria associazione a delinquere, alla stregua del clan di Calisto Tanzi, quelli del crak Parmalat o dell’anonima banditesca di Moggi & c. che hanno finito di affossare nella merda il tanto amato quanto odiato mondo del pallone.
Sarebbe opportuno domandarsi, facendosi i dovuti e semplici calcoli, una cosa:
Se avesse scontato in carcere tutti gli anni che le avevano dato, probabilmente sarebbe uscita tra un paio d'anni e tante persone non sarebbero state sfruttate, derubate e truffate, nonché raggirate.
Anche se naturalmente nei vari processi lei e i suoi avvocati parlavano sempre di donazioni quasi spontanee, i raggiri invece erano veri, a leggere poi le cronache contemporanee sembra tutto come un fenomeno climatico, come l’anticiclone delle Azzorre che ciclicamente ogni anno fa pesare sulle nostre teste le sue responsabilità climatiche, perché non sono passati nemmeno due anni ed ecco alla ribalta altri di questi loschi figuranti, teatranti di una televisione che riversa solo immondizia nelle nostre case, Wanna Marchi, Stefania Nobile e il Mago do Nascimento, per i quali non riesco ad avere parole da scrivere per definirli.
La storia dovrebbe insegnare, o no?
Eppure queste sottospecie di burattinai, Mangiafuoco di Collodi è una pecorella al confronto, continuano ad ottenere spazi televisivi, maghi, cartomanti, lettori del futuro…
Gente diffidate sempre da questi pseudo santoni che di fenomeno non hanno proprio niente se non quello del saper sfruttare la debolezza del prossimo approfittandone in modo disarmante.
Mi raccomando gente diffidate, diffidate sempre da questi esseri immondi e schifosi, di quelli che parlano coi morti, di quelli che ti assicurano guarigioni miracolose. E’ chiaro che Mamma Ebe è stata solo la punta di un iceberg che staziona irremovibilmente nel mare della nostra società ipertecnologica, proiettata verso marte e i marziani, che invia dati a milioni di kilobite al secondo ma prega che non ci sia mare grosso per non vedere interrotti i collegamenti e i rifornimenti delle piccole isole Eolie, che ha verato l’era della televisione digitale e magari darà spazio ad una rete tematica dove si interpreteranno i tarocchi o si leggerà dentro una palla di vetro. I soliti ed immancabili controsensi, che attanagliano la nostra gola lasciandoci senza respiro, senza la possibilità di una replica ad una situazione che si riavvolge grottescamente su se stessa replicando in fatti già accaduti e già raccontati. Viene quasi il sospetto che la gente abbia bisogno di queste cose, di credere nei tarocchi, in improbabili santoni, nei sedicenti guaritori, e nei relatori con i trapassati, quasi come se alla realtà non ci si possa più aggrappare tanto che è disgraziata. Una sorta di autolesionismo dichiarato, ma anche indotto, perché è impossibile negare che siamo invasi da spazi pubblicitari sulle riviste, e reti televisive che pubblicizzano o sostengono l’operato di questi soggetti. Allora non rimane altro che risolvere l’arcano dubbio andando a certificare chi è il carnefice e chi la vittima. Per concludere: Non fate gli psicolabili coglioni.
Queste appunto sono le definizioni "tecniche" del Nirvana, associate ad esse potremmo definire migliaia di situazioni dove troviamo il nostro personale Nirvana, lo si potrebbe trovare in una semplice scelta culinaria o enologica, in una bella vacanza o più semplicemente in una bella serata, il Nirvana certamente lo si trova anche semplicemente quando si incappa in una amicizia particolare, e questo non è certo da sottovalutare, potrei e potremmo elencare tante di quelle occasioni da non farci bastare questo spazio, io personalmente ho trovato il Nirvana in molte di queste cose elencate, ma quello di cui voglio scrivere oggi è un Nirvana particolare, un Nirvana che una volta ottenuto ci rimane a meno che non decidessimo di gettare una videocassetta o un DVD, ieri sera ho ritrovato quello in videocassetta: Nirvana di Gabriele Salvatores, film con Con Christopher Lambert, Diego Abatantuono, Sergio Rubini, Emanuelle Seigner, Amanda Sandrelli, Stefania Rocca, Antonio Catania, Ugo Conti, Silvio Orlando, Claudio Bisio, Gigio Alberti.
Il mio Nirvana di ieri sera è stato fantastico, un film che avevo perso di vista, e che avevo quasi dimenticato, rivederlo dopo anni è stato come fare un tuffo nell'acqua gelata.
Ecco ho scritto queste righe per suggerire di procurarvi una traccia del film e vederlo, un vero salto in un futuro non tanto lontano, e poi Solo, interpretato da Abatantuono, è un personaggio che potrebbe interpretare chiunque di noi nella vita reale, quella di tutti i giorni.
Ho ripescato un vecchio testo che scrissi anni fa per un giornale di quartiere, d'altronde devo cominciare a riempire questo spazio...
“Gli amici mi chiamano Tony, sono arrivato in Italia circa nove anni fa, a bordo di uno di quei natanti che facevano la spola tra Valona e Brindisi sempre rigonfi di carichi umani; portavo con me, oltre ai vestiti che indossavo diciassette anni e una immensa voglia di vivere una nuova vita che potesse darmi tante soddisfazioni: un lavoro, delle amicizie. L’intenzione era di costruire una mia famiglia, e perché no, con una ragazza italiana.
Il mio paese natale è molto povero, popolato da persone semplici che si accontentano di poco, che sanno offrire il loro calore e la loro amicizia davanti ad un piatto caldo di polenta ed un buon bicchiere di vino rosso. Chissà, forse il fatto che in Albania siamo dei grandi consumatori di polenta deriva da una qualche antica influenza veneziana ma risulta molto più semplice credere che dipenda dal fatto che costa poco.
Nelle lunghe sere d’inverno, gli anziani del paese raccontavano le loro storie, come d’altronde accade in qualsiasi altro paese del mondo, facendoci immergere nel passato con il tono monotono e dolce della cadenza delle loro parole. Le rughe profonde sul loro volto rivelavano come il tempo è davvero l’unico testimone di una vita piena di sacrifici.
Proprio questa povertà ha fatto scattare dentro di me la voglia di scoprire cosa si nascondesse dietro le colline della mia terra.
Vivendo in un paese povero, erano sogni di luci e di colori a riempire la mia mente e il mio cuore. Le poche immagini che la televisione mi offriva del mondo facevano crescere la mia voglia di conoscere tutte quelle città piene di luci, di persone, di vetrine che sembravano sempre strapiene. Sono figlio unico, non ho potuto studiare molto, perché lavoravo cercando di aiutare la mia famiglia, ma la voglia di dare una svolta alla vita mi ha fatto scegliere di partire con altri mille conterranei su una nave che faceva un solo scalo, in Italia.
La fortuna mi ha aiutato, molto presto ho trovato un lavoro, e finalmente sono stato in grado di spedire parte dello stipendio a mia madre, perché andare a cercar fortuna altrove non voleva dire lasciare la famiglia in balia della povertà.
Immaginate lo stupore dei miei genitori, quando ricevettero il mio primo vaglia di un milione di lire. Nel mio paese lo stipendio mensile era appena di cinquantamila delle vostre vecchie lire. Con "l’esorbitante" somma che le avevo inviato, finalmente mia madre poteva comprare la lavatrice, le pentole nuove, il televisore, un maglione di lana per mio padre, uno scialle per la nonna e l’equivalente di tre carrelli di spesa.
La soddisfazione per me fu enorme, era come toccare il cielo con un dito, esser stato capace di raggiungere uno dei miei obbiettivi e nel contempo avere dimostrato a tutti, ma per primo a me stesso, che esistevano altre strade da percorrere, mi riempiva di orgoglio.
I primi anni li ho trascorsi lavorando sodo con la responsabilità di continuare ad aiutare la mia famiglia, lasciando da parte le serate in discoteca o al cinema.
Per una questione di lingua, frequentavo soprattutto i miei paesani. Non tutti lavoravano, alcuni si arrangiavano commettendo piccoli furti ed altri reati di lieve entità. Pian piano mi trovai in quel giro, anche se le mie intenzioni iniziali erano diverse.
Allora non potevo immaginare che all’improvviso la mia vita e la mia storia sarebbero finite nei tribunali e che mi sarebbe toccato il tormentato destino di vivere per alcuni anni in carcere.
Oggi causa dei miei errori anche la mia famiglia soffre molto, ci vuole veramente poco ad invertire una tendenza….
Il carcere mi ha insegnato che non esiste nulla per cui valga la pena perdere la libertà, tanto meno i soldi facili!
La possibilità di potersi innamorare, di camminare tra la gente, di poter aiutare e rendere felici le persone che più amo, non ha prezzo. Ora posso solo "sognare" di poterlo fare ancora quando finalmente uscirò.
Adesso ho smesso di fantasticare come facevo prima. Desidero profondamente poter lavorare ed aiutare così la mia famiglia. Non sogno più "solo" una ragazza italiana per le mie avventure amorose, ma voglio scoprire se sono abbastanza maturato come uomo, da poter incontrare una donna che possa capire il mio animo, e che condivida con me i sacrifici per costruire, un giorno, la nostra famiglia.
Mi aspetta un futuro certo pieno di sacrifici ed è un cammino di rinunce alle cose superflue alle quali mi ero abituato in precedenza, ma sono determinato a percorrerlo con coraggio e volontà.
Ora almeno capisco ancora meglio il significato dei consigli e delle storie raccontate dagli uomini anziani, dai vecchi del mio piccolo paese Kavaja, in Albania, che cosa veramente esprimono tutte quelle rughe che scavano il volto di uomini e donne, rendendoli forse meno piacevoli nell’aspetto esteriore, ma belli e grandi nella loro dignità, nel rispetto ed amore per la vita dedicata al lavoro onesto. Anche se questo lavoro gli rendeva solo cinquantamila lire al mese.”
Se al posto di Tony mettessimo un qualsiasi altro nome, se al posto di Kavaja mettessimo una qualsiasi altra località del mondo cambierebbe qualcosa?
Prima di essere albanese Tony è un uomo….
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